Ci sono spese che non si calcolano solo in euro. Ci sono le visite, i farmaci, i cicli, le analisi ripetute, le trasferte verso centri specializzati. E poi, a un certo punto, qualcuno ti dice che una parte di tutto questo si può recuperare in dichiarazione dei redditi. Ma come funziona davvero? Cosa entra, cosa non entra, e cosa serve conservare per non perdere nemmeno un rimborso che hai il diritto di ricevere?
Le detrazioni fiscali per la PMA, cioè per la procreazione medicalmente assistita, esistono e sono concrete. Non compensano il peso economico di un percorso di fertilità, ma possono restituire una parte significativa di quanto hai speso. In questo articolo trovi una spiegazione chiara di come funzionano, quali spese rientrano, come documentarle e cosa è cambiato con le ultime norme.
Un avviso preliminare: le regole fiscali variano in base alla situazione individuale, cambiano con le leggi di bilancio e richiedono sempre una verifica con un commercialista o con il CAF. Quello che trovi qui è un orientamento informativo, non una consulenza fiscale personalizzata.
Cosa sono le PMA detrazioni fiscali e su quale norma si basano.
La detrazione fiscale per le spese sanitarie è disciplinata dall'articolo 15 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), il d.P.R. 917/1986. Prevede una detrazione dall'imposta lorda pari al 19% delle spese sanitarie sostenute, calcolata sulla parte che eccede una franchigia fissa di 129,11 euro.
Le spese per la procreazione medicalmente assistita rientrano in questa categoria perché si tratta di prestazioni sanitarie erogate in risposta a una condizione medica riconosciuta: l'infertilità. L'[OMS definisce l'infertilità una patologia del sistema riproduttivo](https://www.who.int/news/item/04-04-2023-1-in-6-people-globally-affected-by-infertility), e la normativa italiana la tratta come tale ai fini della detraibilità delle spese mediche correlate.
In pratica: se in un anno hai speso 4.000 euro tra visite specialistiche, farmaci, esami e procedure PMA, la detrazione si calcola su 3.870,89 euro (cioè 4.000 meno la franchigia di 129,11). Il 19% di quella cifra equivale a circa 735 euro di imposta in meno. Non è un rimborso diretto, ma una riduzione dell'IRPEF dovuta.
Quali spese PMA rientrano nella detrazione: una panoramica.
Non tutte le spese legate a un percorso di fertilità hanno lo stesso trattamento fiscale. Alcune sono detraibili in modo diretto e consolidato, altre richiedono attenzione alla documentazione.
Prestazioni mediche specialistiche.
Le visite con lo specialista in fertilità, le ecografie di monitoraggio follicolare, le consulenze con l'embriologo o il genetista rientrano tra le spese mediche specialistiche detraibili. La condizione è che siano erogate da una struttura sanitaria autorizzata e documentate da fattura o ricevuta fiscale.
Esami diagnostici e di laboratorio.
Tutti gli esami richiesti nel percorso di valutazione della fertilità, dall'analisi del liquido seminale al dosaggio dell'AMH (ormone antimülleriano, il marcatore della riserva ovarica), dagli esami ormonali alle indagini genetiche, sono spese sanitarie detraibili. Anche qui, la ricevuta fiscale è fondamentale.
Farmaci con obbligo di prescrizione.
I farmaci utilizzati nel percorso PMA, inclusi quelli per la stimolazione ovarica controllata, sono detraibili al 19% a condizione che siano soggetti a obbligo di prescrizione medica. La ricevuta della farmacia e la prescrizione del medico vanno conservate insieme. I farmaci da banco, senza ricetta, non rientrano nella detrazione.
Procedure di fecondazione assistita.
Le procedure di fecondazione in vitro, come la FIVET (fecondazione in vitro con trasferimento embrionale) e la ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo), sono prestazioni sanitarie a tutti gli effetti. Le fatture emesse dal centro PMA per queste procedure sono detraibili.
Crioconservazione di gameti ed embrioni.
Le spese per la conservazione a basse temperature di ovociti, spermatozoi ed embrioni, procedura regolata in Italia dalla [Legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita](https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2004-02-19;40), rientrano nelle prestazioni sanitarie legate al percorso di fertilità e possono essere portate in detrazione.
Spese di ricovero correlate.
Se il percorso ha richiesto un ricovero, anche di day hospital, le spese di degenza correlate alla procedura PMA sono detraibili. Anche in questo caso, la struttura deve rilasciare documentazione fiscale regolare.
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Come documentare correttamente le spese per non perdere la detrazione.
La documentazione è il punto su cui molte detrazioni vengono perse. Non basta aver pagato: serve dimostrare cosa si è pagato, a chi, e per quale prestazione.
Per ogni spesa occorre conservare la fattura o ricevuta fiscale intestata alla persona che porta la detrazione in dichiarazione. Se la spesa è stata sostenuta per un familiare fiscalmente a carico, la ricevuta può essere intestata a quest'ultimo ma la detrazione spetta a chi ha effettivamente pagato.
Per i farmaci, alla ricevuta della farmacia va abbinata la relativa prescrizione medica. Per le procedure in centri privati, la fattura deve indicare chiaramente la natura della prestazione. Tutta la documentazione va conservata per almeno cinque anni, in caso di controlli da parte dell'Agenzia delle Entrate.
Dal 2020, il Sistema Tessera Sanitaria raccoglie in automatico molte spese sanitarie, che confluiscono nel modello 730 precompilato. Tuttavia, non tutte le strutture trasmettono i dati in modo completo, e alcune spese sostenute all'estero non vengono incluse. Verificare il precompilato e integrarlo con i documenti fisici rimane la strategia più sicura.
Cosa è cambiato con le recenti leggi di bilancio.
A partire dal 2025 è entrata in vigore una riduzione progressiva delle detrazioni per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro. La misura, introdotta dalla Legge di Bilancio 2025, prevede che oltre tale soglia l'importo complessivo detraibile venga ridotto in proporzione al reddito e al numero di figli fiscalmente a carico.
In pratica, chi ha un reddito tra 75.000 e 100.000 euro può detrarre al massimo una certa quota delle spese sanitarie, calcolata con un coefficiente che cambia in base alla composizione del nucleo familiare. Chi supera i 100.000 euro vede la soglia ridursi ulteriormente. Le spese sanitarie, comprese quelle per la PMA, non sono esenti da questa riduzione, a differenza di alcune altre categorie di detrazioni.
Per chi si trova in questa fascia di reddito, una pianificazione attenta con un commercialista può fare la differenza: per esempio, valutare quale dei due partner intestarsi le fatture più significative, in base alla rispettiva situazione reddituale.
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PMA in struttura pubblica, privata accreditata o privata pura: le differenze fiscali.
Il percorso PMA in Italia può svolgersi in tre contesti diversi, con implicazioni diverse anche sul piano fiscale.
Nelle strutture pubbliche del SSN, molte prestazioni sono gratuite o soggette a ticket. Il ticket sanitario è detraibile al 19%, esattamente come qualsiasi altra spesa medica. Le prestazioni erogate gratuitamente, ovviamente, non generano detrazione perché non comportano una spesa per il cittadino.
Nelle strutture private accreditate con il SSN, le prestazioni possono essere erogate in parte in regime di SSN (con ticket) e in parte a pagamento. Le quote a pagamento sono detraibili.
Nelle strutture private non accreditate, l'intero costo è a carico della persona. In questo caso la detrazione del 19% si applica a tutte le spese documentate, ed è spesso la voce più rilevante in dichiarazione per chi affronta un percorso PMA privato.
Secondo il [Registro Nazionale PMA dell'Istituto Superiore di Sanità](https://www.iss.it/registro-nazionale-pma), una quota significativa dei cicli di fecondazione assistita in Italia viene effettuata in strutture private, il che rende le detrazioni fiscali uno strumento concreto e rilevante per molte famiglie.
Quando la detrazione non basta: altri strumenti da conoscere.
Le detrazioni fiscali restituiscono il 19% di quanto speso, non di più. Per chi affronta percorsi lunghi e costosi, esistono altri strumenti che vale la pena conoscere, anche se non riguardano direttamente la dichiarazione dei redditi.
Alcune Regioni italiane hanno attivato programmi di rimborso parziale o di accesso agevolato alla PMA per le coppie con determinati requisiti reddituali. I bandi variano per territorio e disponibilità di fondi: verificare le opportunità attive nella propria Regione può fare una differenza concreta.
In alcuni casi, le spese PMA sostenute per infertilità documentata possono rientrare anche nei piani sanitari integrativi aziendali o nelle polizze sanitarie private. Conviene verificare cosa prevede la propria copertura prima di sostenere i costi, non dopo.
Inizia il percorso con la chiarezza che meriti.
Sapere cosa ti spetta non è un dettaglio burocratico. È parte di un approccio consapevole al percorso, che include anche la sostenibilità economica. Al Centro Florence, parte della rete Elty, lavoriamo perché ogni persona che affronta un percorso di fertilità possa farlo con le informazioni giuste: cliniche, pratiche e anche fiscali.
Se sei all'inizio del percorso o stai valutando le opzioni disponibili, una prima valutazione con il nostro team specialistico può aiutarti a capire cosa aspettarti: non solo sul piano medico, ma anche su quello organizzativo. Ogni percorso è diverso, e ha senso costruirlo su basi solide.
Prenota una prima valutazione con gli specialisti di Elty e Centro Florence: trovi tutte le informazioni su [pma.elty.it](https://pma.elty.it).
