Se hai cercato informazioni sulla fecondazione assistita, probabilmente hai già incontrato il termine FIVET. Forse ti è stato menzionato da uno specialista, forse l'hai letto online cercando risposte a una situazione che si trascina da mesi. In ogni caso, è normale avere domande: su cosa succede davvero, su quanto sia complesso il percorso, su cosa si affronta fisicamente ed emotivamente.
La FIVET (acronimo di Fecondazione In Vitro con Embryo Transfer, ovvero fecondazione in vitro con trasferimento embrionale) è la tecnica di fecondazione assistita più conosciuta e più praticata a livello mondiale. Non è una soluzione universale, e non funziona allo stesso modo per tutti. Ma per molte persone è la strada concreta verso una gravidanza.
Quello che trovi qui è una descrizione onesta di come funziona, a chi viene indicata, e cosa ci si trova ad affrontare lungo il percorso, fase per fase.
FIVET: significato e differenza rispetto ad altre tecniche.
FIVET è un acronimo dal significato letterale: la fecondazione avviene in vitro, cioè fuori dal corpo, in laboratorio. Gli ovociti vengono prelevati dalle ovaie, messi a contatto con gli spermatozoi in condizioni controllate e favorevoli, e gli embrioni che si formano vengono poi trasferiti nell'utero.
Nella FIVET classica, ovociti e spermatozoi vengono messi insieme in una piastra e la fecondazione avviene spontaneamente. Quando il numero o la qualità degli spermatozoi non è sufficiente per questo processo, si usa l'ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi): un singolo spermatozoo viene scelto ed iniettato direttamente nell'ovocita da un embriologo sotto microscopio. Oggi l'ICSI è la variante più diffusa, anche nei casi in cui non ci siano problemi conclamati sul fronte maschile, ma anche nei casi di fallimenti della tecnica FIVET.
La principale differenza rispetto all'inseminazione intrauterina (IUI) riguarda la sede della fecondazione: nella IUI gli spermatozoi vengono introdotti direttamente nell'utero e la fecondazione avviene nelle tube, analogamente al concepimento spontaneo. Per questo motivo, la IUI è indicata solo quando le tube sono pervie, l'età della donna è relativamente giovane e i parametri di fertilità risultano complessivamente nella norma.
Nella FIVET, invece, l'intero processo di fecondazione e sviluppo embrionale avviene in laboratorio, previo prelievo ovocitario e fecondazione in vitro, fino al trasferimento dell'embrione in utero. Si tratta di una tecnica con più step, ma indicata in una gamma più ampia di situazioni, incluse quelle in cui le tube di Falloppio sono danneggiate o assenti, in presenza di fattore maschile significativo, ridotta riserva ovarica o dopo fallimento di tecniche meno invasive.
Come funziona la FIVET: le fasi del percorso, una per una.
Un ciclo di FIVET si sviluppa in fasi sequenziali, distribuite nell'arco di tre-cinque settimane. Ogni fase ha tempi precisi, visite specifiche, e richiede attenzione. È utile conoscerle in anticipo, non per memorizzarle, ma per sapere cosa aspettarsi.
Stimolazione ovarica
L'obiettivo di questa prima fase è far maturare più ovociti contemporaneamente, aumentando le possibilità di ottenere embrioni di buona qualità. Normalmente in un ciclo spontaneo matura un solo ovocita. Con la stimolazione ovarica, attraverso iniezioni sottocutanee di ormoni (gonadotropine), le ovaie vengono indotte a reclutare più follicoli possibili e quindi a recuperare un maggior numero di ovociti, a seconda della risposta individuale.
La stimolazione dura tra 8 e 12 giorni. In questo periodo si fanno monitoraggi periodici: ecografie transvaginali e prelievi del sangue per misurare i livelli ormonali. I monitoraggi servono a valutare come rispondono le ovaie e ad aggiustare i dosaggi del farmaco se necessario. Quando i follicoli raggiungono le dimensioni giuste, si effettua la somministrazione del farmaco (hCG o analogo di GnRH) per indurre la maturazione finale degli ovociti. Il pick-up viene programmato circa 36 ore dopo.
La stimolazione è la fase che richiede più attenzione quotidiana: le iniezioni vanno fatte ogni giorno, ad orario ben definito, e i monitoraggi vanno rispettati. È anche la fase in cui il corpo si sente di più: gonfiore addominale, sensazione di peso, variazioni di umore. Non è piacevole, ma è temporanea.
Pick-up ovocitario
Il prelievo degli ovociti avviene in day hospital, in sedazione, e dura circa 10-15 minuti. Si usa un ago guidato dall'ecografia transvaginale per aspirare il liquido follicolare, che contiene gli ovociti. Il recupero post-procedura è breve: si rimane in osservazione per un'ora o due, poi si torna a casa accompagnata. Il giorno dopo, si riceve il report dell'embriologo: quanti ovociti sono stati prelevati, quanti erano maturi e quindi utilizzabili.
Questa è una delle fasi che richiede la presenza fisica al Centro Florence. La stimolazione ovarica può avere delle variabili, ma spesso le cose vanno come ipotizzato, quindi è possibile programmare il viaggio in una finestra temporale già predefinita.
Fecondazione e sviluppo embrionale
Nelle 24 ore successive al pick-up, gli ovociti maturi vengono messi a contatto con gli spermatozoi (FIVET classica) o microiniettati (ICSI). L'embriologo monitora lo sviluppo ogni giorno.
Gli embrioni si osservano per 3 o 5 giorni. Al giorno 3 si trovano allo stadio di clivaggio (6-8 cellule). Al giorno 5 raggiungono lo stadio di blastocisti, che è la forma più evoluta prima dell'impianto. Trasferire una blastocisti aumenta le probabilità di impianto rispetto a un embrione al giorno 3, ma non tutti gli embrioni arrivano a questo stadio. Lo specialista decide quando trasferire in base alla situazione specifica.
Se ci sono embrioni in soprannumero, possono essere crioconservati (congelati con la tecnica della vitrificazione) per essere usati in cicli successivi, senza dover ripetere la stimolazione.
Transfer embrionale
Il trasferimento dell'embrione nell'utero è una procedura ambulatoriale, senza anestesia, e dura pochi minuti. Si inserisce un sottile catetere attraverso la cervice e si deposita l'embrione nella cavità uterina sotto guida ecografica. Non è dolorosa, al massimo si avverte un lieve fastidio simile a un Pap test.
Dopo il transfer inizia la fase d'attesa, la cosiddetta two-week wait: circa 14 giorni in cui si continuano le terapie di supporto ormonale e si aspetta, continuando a svolgere una vita regolare. Il test di gravidanza viene fatto alla fine di questo periodo. Per molte persone è la fase emotivamente più intensa dell'intero ciclo.
Il test di gravidanza e i passi successivi
Il test viene fatto con un prelievo del sangue che misura i valori di beta-hCG, la gonadotropina corionica, l'ormone della gravidanza. Un valore positivo non significa che il percorso sia concluso: nei giorni successivi si ripete il prelievo per verificare che i valori aumentino correttamente, e poi si esegue un'ecografia per confermare la gravidanza intrauterina.
Se il ciclo non va a buon fine, il colloquio successivo con lo specialista serve a capire cosa è successo e se ci sono indicazioni per modificare il protocollo nel ciclo successivo. Non è un punto d'arrivo: è un'informazione clinica su cui si lavora.
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A chi è indicata la fecondazione assistita con FIVET.
La FIVET non è la prima risposta per ogni tipo di infertilità. Ci sono situazioni in cui si prova prima con la IUI, situazioni in cui si parte direttamente dalla FIVET, e situazioni in cui la FIVET è l'unica opzione disponibile.
Le indicazioni principali includono:
- ostruzione o assenza delle tube di Falloppio: se le tube non sono pervie, la fecondazione naturale non può avvenire, e la FIVET bypassa completamente questo passaggio
- endometriosi di grado severo: la patologia può alterare il microambiente tubarico e ovarico in modo tale da compromettere la fecondazione naturale
- fattore maschile significativo: quando i parametri dello spermiogramma sono fortemente alterati, l'ICSI permette di usare anche un numero molto ridotto di spermatozoi
- insufficienza ovarica o riserva ovarica ridotta: la stimolazione permette di massimizzare gli ovociti disponibili
- infertilità inspiegata persistente: quando dopo valutazioni complete non si trova una causa, e i tentativi precedenti (inclusa la IUI) non hanno portato a risultati
- età avanzata della componente femminile: la finestra temporale è più stretta e la FIVET permette di agire in modo più diretto
La valutazione sull'indicazione è sempre individuale. Due persone con la stessa diagnosi possono avere percorsi diversi, in base alla riserva ovarica, all'età, alla storia clinica pregressa e alla risposta ai trattamenti precedenti.
FIVET e percorsi PMA: cosa si affronta e cosa si può fare da casa.
Un ciclo di fecondazione assistita richiede tempo, energia e una certa disponibilità a riorganizzare la vita quotidiana, almeno per alcune settimane. Vale la pena saperlo in anticipo.
Sul piano fisico: le iniezioni quotidiane di stimolazione richiedono pochi minuti al giorno ma costanza assoluta. I monitoraggi sono frequenti. Il pick-up comporta una giornata fuori e qualche giorno di recupero. Il transfer è rapido e non invasivo.
Sul piano emotivo: l'attesa dei risultati dell'embriologo, l'attesa del test di gravidanza, la gestione di un ciclo che non è andato a buon fine. Sono momenti che pesano. Non è raro che le coppie trovino utile un supporto psicologico durante il percorso, non come segnale di fragilità ma come strumento concreto.
Con Elty, la maggior parte del percorso si gestisce a distanza. La consulenza iniziale, i follow-up, la pianificazione del ciclo, i colloqui con lo specialista: tutto avviene in videocall. Gli spostamenti fisici al Centro Florence sono richiesti per le fasi operative: i monitoraggi (se non eseguibili localmente), il pick-up, il transfer. Lo specialista indica con anticipo quando sarà necessario venire di persona, così da poter organizzare i tempi con calma. Per chi vive lontano da Firenze, questo cambia molto la sostenibilità pratica del percorso.
Quante possibilità ci sono: i dati reali sulla FIVET.
Le probabilità di successo di un ciclo di FIVET variano in modo significativo in base all'età della componente femminile e alla qualità degli ovociti. Sono dati reali, non promesse.
Secondo i dati del Registro Nazionale PMA dell'Istituto Superiore di Sanità, le percentuali di gravidanza per transfer mostrano generalmente questo andamento:
- sotto i 35 anni: circa 35–40% per transfer
- 35–39 anni: circa 20–30% per transfer, con progressiva riduzione con l'aumentare dell'età
- ≥ 40 anni: le probabilità per ciclo si riducono ulteriormente, con forte variabilità legata a riserva ovarica, qualità ovocitaria e tipo di trattamento
Questi numeri si riferiscono a un singolo ciclo. Chi affronta un percorso di PMA spesso fa più di un tentativo. La probabilità cumulativa di ottenere una gravidanza dopo più cicli è più alta di quella del singolo ciclo, specialmente se ci sono embrioni crioconservati da usare senza ripetere la stimolazione.
Una cosa importante da tenere a mente: nessun centro può garantire una gravidanza. I dati sono strumenti per orientarsi, non certezze. Lo specialista li legge nel contesto della tua situazione specifica, e ti aiuta a capire cosa aspettarti in modo realistico.
Ovociti, blastocisti, vitrificazione: i termini che incontrerai nel percorso.
Il linguaggio della PMA è denso di termini tecnici. Non serve memorizzarli tutti, ma conoscere quelli che senti più spesso aiuta a seguire il percorso senza dover fermare ogni spiegazione per chiedere. Ecco i principali, con la loro definizione pratica.
Ovociti: le cellule riproduttive femminili, comunemente dette uova. Nel linguaggio clinico si usano quasi sempre gli ovociti al posto di "ovuli", termine impreciso. Gli ovociti maturi sono quelli che possono essere fecondati.
Follicoli: le strutture nelle ovaie che contengono gli ovociti. Visibili all'ecografia come piccole cavità fluide, si misurano durante la stimolazione per valutare la risposta ovarica.
Blastocisti: lo stadio di sviluppo embrionale al giorno 5. Un embrione che raggiunge questo stadio ha superato un filtro naturale di sviluppo e ha maggiori probabilità di impiantarsi.
Vitrificazione: la tecnica di congelamento rapido usata per conservare ovociti ed embrioni. È l'attuale standard per la crioconservazione in PMA perché riduce il danno da cristallizzazione.
Beta-hCG: l'ormone prodotto dall'embrione dopo l'impianto. Si misura con un prelievo del sangue circa 14 giorni dopo il transfer. Un valore positivo indica che l'embrione si è impiantato.
FET (Frozen Embryo Transfer): il trasferimento di un embrione precedentemente crioconservato. Non richiede una nuova stimolazione ovarica: si prepara l'utero con ormoni e si procede al transfer.
Cosa succede se il primo ciclo non va a buon fine.
È una domanda che molte persone hanno in testa già prima di iniziare, e ha senso porla.
Un ciclo che non porta a una gravidanza non è un insuccesso senza informazioni. Fornisce dati clinici: com'è stata la risposta alla stimolazione, quanti ovociti maturi sono stati recuperati, com'è andato lo sviluppo embrionale, se il transfer è avvenuto in condizioni ottimali. Tutti elementi che lo specialista usa per adattare il protocollo nel ciclo successivo.
In alcuni casi si decide di modificare il protocollo di stimolazione. In altri si approfondisce la valutazione con esami aggiuntivi sull'utero o sugli embrioni (come la diagnosi genetica preimpianto, PGT, una procedura che permette di analizzare il patrimonio cromosomico degli embrioni prima del transfer). In altri ancora si aspetta qualche settimana e si riparte con lo stesso schema, se ha funzionato bene sul piano biologico ma il ciclo non è andato a buon fine per altri motivi.
Il colloquio post-ciclo con lo specialista è una parte integrante del percorso, non un'appendice. Con Elty si svolge in videocall, senza necessità di spostarsi, anche quando le notizie non sono quelle che si sperava. Prenota una prima consulenza e scegli data e orario.
