Ci sono domande che si portano dentro per settimane prima di cercarle. "Non riesco a rimanere incinta da mesi: è normale?" "Da dove si comincia?" "A chi mi rivolgo?" Il momento in cui si decide di cercare risposte concrete è spesso preceduto da un lungo periodo di attesa, speranza e incertezza crescente.
Se sei qui, probabilmente stai cercando un punto di partenza. Non un elenco di procedure, non una diagnosi fatta da sola leggendo online, ma un'idea chiara di come si affronta questa situazione in modo sensato, passo dopo passo. Quello che segue è esattamente questo: una mappa per orientarsi, scritta per chi non sa ancora da dove iniziare.
Quando ha senso iniziare a chiedere aiuto.
La prima domanda pratica è: da quando? Quando è giusto smettere di aspettare e iniziare a fare una valutazione?
Le linee guida internazionali (ASRM, ESHRE) danno indicazioni precise, basate sull'età e sulla storia clinica:
- sotto i 35 anni, senza fattori di rischio noti: si consiglia di attendere 12 mesi di rapporti regolari non protetti prima di avviare una valutazione
- sopra i 35 anni: il riferimento scende a 6 mesi
Questi sono criteri orientativi, non rigidi. Ci sono situazioni in cui ha senso anticipare la valutazione indipendentemente dall'età: ciclo mestruale irregolare o assente, precedente diagnosi di endometriosi o PCOS, interventi chirurgici pelvici, una storia di gravidanze interrotte precocemente, o la consapevolezza che il partner abbia già avuto una valutazione che ha mostrato alterazioni. In questi casi, aspettare dodici mesi non è cautela: è perdere tempo prezioso.
La valutazione non impegna a fare nulla. Non significa aver deciso di intraprendere un percorso di PMA. Significa avere informazioni su cui poi decidere liberamente.
Infertilità di coppia: un punto di partenza senza stigma.
La parola infertilità spaventa. Ha dentro qualcosa di definitivo che non corrisponde alla realtà clinica della maggior parte delle situazioni. In medicina riproduttiva, si parla di infertilità quando non si riesce a ottenere una gravidanza dopo 12 mesi di rapporti regolari non protetti. Non è una sentenza: è una definizione operativa, il punto di partenza di una valutazione.
L'infertilità di coppia è più comune di quanto si pensi. Secondo l'OMS, circa una coppia su sei a livello globale incontra difficoltà a concepire nel corso della vita riproduttiva. In Italia, le stime indicano che il 15-20% delle coppie in età fertile affronta una qualche forma di difficoltà a concepire. Non è un'eccezione: è una condizione medica diffusa, con cause identificabili nella maggioranza dei casi.
Un dettaglio che spesso sorprende: in circa il 40-50% dei casi il fattore determinante riguarda la componente maschile, da sola o in combinazione con fattori femminili. La valutazione riguarda entrambi i partner fin dal primo momento, non in sequenza.
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Da dove si inizia: la valutazione di base.
Il punto di partenza di qualsiasi percorso è una valutazione di base, che permette di capire se ci sono cause identificabili e quali sono. Non si tratta di esami complicati o invasivi: la maggior parte della valutazione iniziale si fa con un prelievo del sangue, un'ecografia e un'analisi del liquido seminale.
Per la componente femminile
La valutazione ormonale di base comprende: FSH, LH, estradiolo (al terzo giorno del ciclo), AMH (in qualsiasi momento del ciclo, è il principale indicatore della riserva ovarica), prolattina, TSH e, in alcuni casi, androgeni. Questi valori raccontano come funziona l'asse ormonale riproduttivo, se l'ovulazione avviene regolarmente, e quanta riserva ovarica è ancora disponibile.
A questo si affianca un'ecografia transvaginale al terzo giorno del ciclo, che permette di valutare visivamente le ovaie, contare i follicoli antrali (indicatore diretto della riserva), e identificare eventuali endometriomi, miomi o alterazioni della morfologia uterina.
Questi due strumenti, analisi ormonali ed ecografia, sono i test di fertilità femminile di prima linea: non invasivi, economici, informativi. Vanno fatti nel momento giusto del ciclo e interpretati insieme da uno specialista, non come risultati isolati.
Per la componente maschile
Lo spermiogramma è l'esame di base per la valutazione della fertilità maschile: analizza il numero degli spermatozoi, la loro motilità e la morfologia. È non invasivo, ha un costo contenuto, e fornisce informazioni dirette sulla componente maschile in poche ore. Va eseguito dopo 3-5 giorni di astinenza e analizzato secondo i parametri di riferimento dell'OMS.
Uno spermiogramma nella norma non esclude completamente problemi maschili, ma riduce significativamente la probabilità che il fattore maschile sia determinante. Uno spermiogramma alterato orienta immediatamente verso approfondimenti specifici: dosaggio ormonale, ecografia testicolare, visita andrologica.
Un dato clinico ancora troppo poco conosciuto: lo spermiogramma è spesso l'esame più sottoutilizzato come punto di partenza nella coppia che non riesce a concepire. Molte coppie passano mesi in cui viene valutata solo la componente femminile, quando un semplice spermiogramma avrebbe orientato l'intera valutazione in settimane.
Cause di infertilità femminile: le più frequenti.
La causa di infertilità femminile più comune in assoluto sono i disturbi dell'ovulazione, che rappresentano circa il 25-30% dei casi. Rientrano in questa categoria la sindrome dell'ovaio policistico (PCOS), l'insufficienza ovarica prematura, i disturbi della funzione tiroidea e dell'iperprolattinemia, e le irregolarità del ciclo da cause diverse.
Il danno tubarico è la seconda causa più frequente: ostruzioni o alterazioni delle tube di Falloppio, spesso causate da infezioni pregresse (in particolare da Chlamydia trachomatis), endometriosi, o interventi chirurgici pelvici. Le tube danneggiate impediscono la fecondazione naturale perché bloccano il viaggio dell'ovocita verso l'utero.
L'endometriosi merita una menzione separata: è presente in una percentuale significativa delle persone con difficoltà a concepire, oscilla tra il 25% e il 50% secondo le stime, e può influire sulla fertilità attraverso meccanismi multipli (danno alla riserva ovarica, compromissione tubarica, alterazioni del microambiente pelvico).
Le cause uterine (malformazioni congenite, polipi endometriali, miomi sottomucosi, sinechie) rappresentano una quota minore dei casi ma possono interferire con l'impianto dell'embrione. In circa il 25% dei casi di infertilità femminile non si identifica una causa specifica: si parla allora di infertilità inspiegata, una diagnosi di esclusione che non significa "impossibile", ma "non ancora spiegato".
Cause di infertilità maschile: cosa si valuta.
L'infertilità maschile riconosce cause diverse, molte delle quali sono correggibili o gestibili attraverso un percorso mirato.
Le alterazioni dello spermiogramma più frequenti sono: oligozoospermia (numero di spermatozoi ridotto), astenozoospermia (motilità ridotta), teratozoospermia (morfologia alterata), spesso in combinazione tra loro. Queste condizioni possono avere cause anatomiche (varicocele, ostruzioni delle vie seminali), ormonali (ipogonadismo, iperprolattinemia), genetiche (microdelezioni del cromosoma Y, sindrome di Klinefelter) o ambientali (esposizione a calore prolungato, fumo, sostanze tossiche).
Il varicocele merita attenzione: è la causa identificabile più frequente di infertilità maschile, presente in circa il 40% degli uomini con parametri seminali alterati. È una dilatazione delle vene del plesso pampiniforme che aumenta la temperatura locale del testicolo, riducendo la qualità degli spermatozoi.
Un parametro spesso trascurato: la frammentazione del DNA spermatico. Non viene rilevata dallo spermiogramma standard, ma può essere significativa nei casi di infertilità inspiegata o di cicli di PMA ripetutamente non andati a buon fine.
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Come capire se si è fertili: la diagnosi di infertilità in pratica.
Non esiste un singolo esame che risponda con certezza alla domanda "sono fertile?". La diagnosi di infertilità è il risultato di una valutazione integrata che considera più fattori insieme: anamnesi, esami ormonali, ecografia, spermiogramma, e in alcuni casi approfondimenti specifici.
Il percorso diagnostico segue una logica di complessità crescente: si inizia con gli esami meno invasivi e più informativi, e si approfondisce solo se necessario. Non ha senso eseguire una laparoscopia prima di aver fatto uno spermiogramma, né dosare ormoni rari prima di aver valutato FSH e AMH.
Approfondimenti di secondo livello
Se la valutazione di base non è conclusiva, si passa a indagini più specifiche. Per la componente femminile, i principali approfondimenti includono:
- isteroscopia: per valutare la cavità uterina e identificare polipi, miomi sottomucosi o sinechie non visibili all'ecografia standard
- isterosalpingografia (ISG) o HyCoSy: per valutare la pervietà delle tube di Falloppio attraverso mezzo di contrasto
- laparoscopia diagnostica e operativa: indicata quando si sospetta endometriosi o aderenze pelviche non altrimenti valutabili
- valutazione genetica: in alcuni casi di infertilità inspiegata o di aborti ricorrenti si esegue il cariotipo di entrambi i partner
Per la componente maschile, gli approfondimenti possono includere ecografia testicolare e delle vie seminali, dosaggi ormonali completi, cariotipo, ricerca di microdelezioni del cromosoma Y, e test per la frammentazione del DNA spermatico.
I percorsi disponibili: da un primo orientamento alla PMA.
Una volta completata la valutazione, lo specialista ha un quadro su cui costruire un piano. Le opzioni non sono solo "fecondazione assistita sì o no": esistono percorsi graduati, e la scelta si basa sulla causa identificata, sull'età, sulla durata dell'infertilità e sulla storia clinica pregressa.
Supporto all'ovulazione e monitoraggi
Quando il problema principale è un disturbo dell'ovulazione (PCOS, cicli irregolari, anovulazione), il primo approccio è spesso la stimolazione ovarica con farmaci orali (letrozolo o clomifene citrato) o con gonadotropine, accompagnata da monitoraggi ecografici per verificare la crescita follicolare e identificare il momento dell'ovulazione. È un percorso poco invasivo, ambulatoriale.
Inseminazione intrauterina (IUI)
L'inseminazione intrauterina è una tecnica di primo livello in cui il liquido seminale, opportunamente preparato in laboratorio, viene inserito direttamente nella cavità uterina nei giorni dell'ovulazione. È indicata in presenza di fattore maschile lieve-moderato, cervice ostile, o infertilità inspiegata in persone con tube pervie e riserva ovarica conservata. Non richiede anestesia e ha un impatto fisico limitato.
FIVET e ICSI
La FIVET (Fecondazione In Vitro con Embryo Transfer) è la tecnica di secondo livello più utilizzata: gli ovociti vengono prelevati dalle ovaie dopo una stimolazione ovarica controllata, fecondati in laboratorio e trasferiti nell'utero allo stadio di embrione o blastocisti. La variante ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo) prevede l'iniezione di un singolo spermatozoo direttamente nell'ovocita, ed è indicata nei casi di fattore maschile severo o di precedenti cicli FIVET falliti.
Ovodonazione e percorsi con gameti donati
Quando la riserva ovarica è esaurita o i cicli con ovociti propri non hanno prodotto esiti, l'ovodonazione è un'opzione con percentuali di successo significativamente più alte rispetto all'utilizzo di ovociti propri di scarsa qualità. In Italia è consentita dalla Legge 40/2004 nei casi di insufficienza ovarica prematura o riserva esaurita.
Preservazione della fertilità
Per chi non sta ancora cercando una gravidanza ma ha fattori di rischio per la fertilità futura (endometriosi, familiarità per menopausa precoce, trattamenti oncologici imminenti), la crioconservazione degli ovociti è un'opzione concreta. Permette di mettere da parte ovociti nella fase in cui la qualità e la quantità sono ancora buone, per averli disponibili in futuro.
Gestire il percorso da lontano: cosa si può fare a distanza.
Una delle barriere più concrete per chi vive lontano da un centro specializzato è la logistica: spostamenti frequenti, giorni di lavoro persi, costi di viaggio. È una barriera reale, e spesso ritarda l'inizio della valutazione più di quanto si pensi.
Con Elty, il primo passo è una videoconsulenza con uno specialista del Centro Florence: si parte da qui, da casa, senza spostarsi. La consulenza iniziale, i follow-up, la pianificazione del percorso e i colloqui intermedi avvengono tutti a distanza. Gli spostamenti fisici al Centro Florence vengono richiesti solo per le fasi operative: i monitoraggi ecografici durante la stimolazione (che in parte possono essere eseguiti localmente), il pick-up ovocitario, il transfer embrionale.
Sapere questo in anticipo cambia il modo in cui si affronta la decisione di iniziare. Non si tratta di impegnarsi in mesi di spostamenti settimanali, ma di organizzare due o tre presenze fisiche in momenti precisi, con tutto il resto gestibile da casa. Prenota una prima consulenza e scegli data e orario.
