Quando si conclude un ciclo di FIVET o ICSI, il laboratorio restituisce quasi sempre una notizia con due facce. Da un lato, l'esito del trasferimento. Dall'altro, la presenza di embrioni che non sono stati trasferiti: i cosiddetti embrioni in soprannumero, o embrioni soprannumerari.
Per molte persone questa è una delle domande più cariche del percorso: non solo "cosa facciamo con questi embrioni?", ma anche "cosa significa averli?", "per quanto tempo possiamo conservarli?", "cosa dice la legge in Italia?". Sono domande che toccano aspetti biologici, pratici, etici e legali insieme, e che raramente trovano una risposta chiara e completa in un unico posto.
Quello che segue è una spiegazione ordinata: come funziona la crioconservazione degli embrioni, quanto durano, cosa prevede la legge 40 del 2004 e le sentenze che l'hanno modificata nel tempo, e quali sono le opzioni concrete a disposizione di chi si trova con embrioni congelati e deve decidere cosa farne.
Embrioni in soprannumero: perché si formano e quanti sono.
Durante la stimolazione ovarica controllata, l'obiettivo è recuperare più ovociti maturi possibile per aumentare le probabilità di ottenere almeno un embrione di buona qualità da trasferire. Più ovociti vengono fecondati, più embrioni si sviluppano in laboratorio. Non tutti raggiungono lo stadio adatto al trasferimento, e di quelli che ci arrivano, nella maggior parte dei cicli ne viene trasferito uno solo, in accordo con le raccomandazioni internazionali sul single embryo transfer.
Il risultato è che, in un ciclo andato bene, possono formarsi più embrioni di quanti ne vengano utilizzati nell'immediato. Secondo i dati del Registro Nazionale PMA dell'Istituto Superiore di Sanità, ogni anno in Italia vengono crioconservati decine di migliaia di embrioni. Si tratta di una realtà clinica ordinaria, non di un'eccezione.
Il numero di embrioni in soprannumero varia molto da ciclo a ciclo: in chi ha una riserva ovarica abbondante e risponde bene alla stimolazione si possono ottenere anche 5-8 embrioni vitrificabili; in chi ha una riserva ridotta, può non avanzarne nessuno. Lo specialista discute con te le prospettive realistiche prima del ciclo.
Crioconservazione degli embrioni: come funziona la vitrificazione.
La crioconservazione degli embrioni è il processo con cui gli embrioni vengono portati a temperature bassissime per essere conservati nel tempo senza che le strutture cellulari si danneggino. La tecnica oggi universalmente adottata è la vitrificazione: un congelamento ultrarapido che porta l'embrione a una temperatura di -196°C in azoto liquido nel giro di pochi secondi.
La velocità è la chiave. Un congelamento lento permetterebbe la formazione di cristalli di ghiaccio all'interno delle cellule, che danneggerebbero le strutture intracellulari in modo irreversibile. La vitrificazione è tanto rapida da non dare il tempo ai cristalli di formarsi: il liquido intracellulare passa direttamente allo stato amorfo, solido ma privo di struttura cristallina. Il risultato è un embrione biologicamente sospeso nel tempo.
Tasso di sopravvivenza degli embrioni vitrificati
Con le tecniche di vitrificazione moderne, il tasso di sopravvivenza degli embrioni dopo lo scongelamento supera il 95% nella maggior parte dei centri specializzati. Questo dato ha trasformato radicalmente la strategia clinica in PMA: oggi la cosiddetta strategia freeze-all, che prevede di vitrificare tutti gli embrioni e trasferirli in un ciclo successivo, è considerata equivalente o superiore al trasferimento in ciclo fresco per tasso di impianto.
La sopravvivenza alla vitrificazione è influenzata da alcune variabili: la qualità dell'embrione prima del congelamento, lo stadio di sviluppo (le blastocisti al quinto-sesto giorno sopravvivono meglio degli embrioni al terzo giorno) e la competenza tecnica del laboratorio. Non tutti gli embrioni sopravvivono allo scongelamento: un embrione che non riprende la divisione cellulare dopo lo scongelamento non viene trasferito.
Per quanto tempo si possono conservare gli embrioni congelati
Dal punto di vista biologico, un embrione correttamente vitrificato e conservato in azoto liquido può rimanere stabile per decenni senza deterioramento significativo. Non esiste un limite biologico documentato alla conservazione degli embrioni vitrificati: studi su gravidanze da embrioni conservati per oltre 20 anni non hanno mostrato differenze nei tassi di malformazioni rispetto a embrioni freschi.
Dal punto di vista pratico e legale, la durata della conservazione è regolata dal contratto con il centro e, in Italia, dall'assenza di un limite temporale esplicito nella legge. La conservazione ha un costo annuale che varia in base al centro: in genere tra i 300 e i 600 euro l'anno. Questo aspetto economico è rilevante per chi si trova a decidere cosa fare di embrioni non utilizzati dopo molti anni.
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Ciclo FET: come si usano gli embrioni congelati.
Quando si decide di procedere con un trasferimento da embrione congelato, si parla di ciclo FET (dall'inglese Frozen Embryo Transfer, trasferimento di embrione congelato). È un percorso meno intensivo della stimolazione ovarica: non richiede iniezioni di gonadotropine né pick-up ovocitario. L'obiettivo è preparare l'endometrio a ricevere l'embrione, non produrre nuovi ovociti.
La preparazione endometriale nel ciclo FET
La preparazione dell'endometrio per il ciclo FET avviene attraverso la somministrazione di estrogeni, che stimolano la crescita del rivestimento uterino. Lo specialista monitora con ecografie lo spessore e la morfologia dell'endometrio: quando raggiunge uno spessore di almeno 7-8 mm con profilo trilamellare, si aggiunge il progesterone per completare la maturazione. Il trasferimento viene programmato pochi giorni dopo l'inizio del progesterone, nel momento in cui l'endometrio è nella finestra ottimale di recettività.
In alcuni casi si utilizza un ciclo FET naturale, monitorando l'ovulazione spontanea senza somministrare ormoni esogeni. Questa opzione è praticabile in chi ha cicli regolari e ovulazione spontanea.
Tassi di successo del ciclo FET
I dati del Registro Nazionale PMA mostrano che i tassi di gravidanza nei cicli FET sono paragonabili, e in alcuni profili di pazienti superiori, a quelli dei cicli freschi. Il vantaggio principale è che l'utero non ha subito la stimolazione ormonale intensa del ciclo di pick-up e si trova in condizioni più simili a quelle naturali. Per questo la strategia freeze-all è oggi raccomandata in modo quasi universale quando c'è rischio di iperstimolazione, e sempre più spesso come approccio di default anche in assenza di controindicazioni specifiche.
Legge 40 del 2004: cosa prevede e cosa è cambiato.
La legge 40 del 2004 è la norma italiana che regolamenta la procreazione medicalmente assistita. Nella sua formulazione originale era tra le più restrittive d'Europa: limitava a tre il numero di ovociti fertilizzabili, vietava la crioconservazione degli embrioni (consentendo solo quella degli ovociti) e imponeva il trasferimento di tutti gli embrioni prodotti.
Nel corso degli anni, una serie di sentenze della Corte Costituzionale ha profondamente modificato questi aspetti, rendendo la legge sostanzialmente diversa da quella del 2004. I cambiamenti più rilevanti per chi affronta un percorso di PMA oggi sono tre.
La sentenza n. 151 del 2009: via il limite di tre embrioni
La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il limite di tre ovociti fertilizzabili e l'obbligo di trasferire tutti gli embrioni prodotti. Da quella sentenza in poi, il numero di ovociti da fecondare si stabilisce in base alla situazione clinica di ogni persona, e la crioconservazione degli embrioni soprannumerari è pienamente legale e praticata come standard clinico.
La sentenza n. 96 del 2015: diagnosi genetica preimpianto
Prima di questa sentenza, la diagnosi genetica preimpianto (PGT) era vietata alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche gravi. La Corte ha eliminato questo divieto, aprendo l'accesso alla PGT a coppie che, pur non essendo infertili, avevano indicazione clinica alla diagnosi degli embrioni per prevenire la trasmissione di malattie ereditarie. Questa sentenza ha cambiato il profilo degli embrioni in soprannumero: oggi tra di essi possono esserci embrioni analizzati geneticamente, con informazioni sulla loro idoneità al trasferimento.
La donazione di embrioni ad altre coppie
La donazione degli embrioni soprannumerari ad altre coppie, talvolta indicata nel dibattito bioetico come "adozione per la nascita", non è attualmente disciplinata in Italia come procedura ordinaria. Il tema resta oggetto di dibattito giuridico, bioetico e politico.
In sintesi, le opzioni concrete a disposizione di chi ha embrioni in soprannumero in Italia sono: la conservazione per uso futuro (ammessa, senza limite temporale massimo esplicito nella legge), la donazione ad altre coppie (non disciplinata come procedura ordinaria regolamentata), la destinazione alla ricerca scientifica (fortemente limitata dall'art. 13 della Legge 40/2004), e l'eventuale cessazione della conservazione alla scadenza contrattuale, in assenza di rinnovo del consenso. Gli embrioni non possono essere distrutti attivamente.
Embrioni congelati e situazioni particolari.
Embrioni in soprannumero in caso di separazione
Una delle situazioni più complesse riguarda la coppia che si separa o si divide dopo aver prodotto embrioni insieme. In base alle più recenti evoluzioni giurisprudenziali e all'aggiornamento delle linee guida sulla PMA del maggio 2024, è stato riconosciuto il diritto della donna di chiedere l'impianto dell'embrione crioconservato anche in assenza del partner, inclusi i casi di morte o separazione/divorzio.
Cosa succede agli embrioni non reclamati
Con il passare del tempo, alcune coppie o persone interrompono i pagamenti della conservazione senza fornire indicazioni sul destino degli embrioni. I centri gestiscono queste situazioni in modo variabile: di norma tentano di contattare i titolari del consenso, e in assenza di risposta seguono le procedure previste dal proprio protocollo e dalla normativa sulla conservazione dei campioni biologici. Gli embrioni non possono essere distrutti attivamente: cessano di essere conservati alla scadenza contrattuale se nessun consenso attivo viene rinnovato.
Crioconservazione e ciclo FET con Centro Florence: il percorso a distanza.
Se hai embrioni conservati presso il Centro Florence e stai valutando un ciclo FET, gran parte del percorso può avvenire a distanza. La preparazione endometriale richiede monitoraggi ecografici, che in molti casi è possibile effettuare vicino a dove vivi: il referto viene condiviso con lo specialista del Centro Florence, che valuta lo spessore dell'endometrio e ti aggiorna in videocolloquio sull'avanzamento della terapia.
Il trasferimento stesso richiede la tua presenza fisica a Firenze: è una procedura ambulatoriale che si svolge in pochi minuti, ma non è delegabile a distanza. Lo specialista ti comunica la data con anticipo sufficiente per organizzarti, e il follow-up post-transfer torna a essere gestito da remoto.
Per chi si trova nella fase iniziale del percorso e vuole capire quanti embrioni potrebbe ottenere, come funziona la crioconservazione e quali opzioni ha a disposizione, il punto di partenza è un videocolloquio con lo specialista: senza spostamenti, senza liste d'attesa di mesi. Prenota un videocolloquio gratuito con uno specialista del Centro Florence.
