Esami e Preparazione

    Stimolazione ovarica: come funziona, quanto dura, i monitoraggi e cosa avviene in questa fase.

    Una guida concreta alla stimolazione ovarica nella PMA: farmaci, protocolli, ecografie e tempi del recupero degli ovociti.

    Tempo di lettura 9 minutiPubblicato il 13 maggio 2026

    Ginecologo che esegue un trasferimento embrionale con catetere e guida ecografica in sala ambulatoriale

    Quando lo specialista ti parla di stimolazione ovarica per la prima volta, è normale che la testa parta in mille direzioni. Cosa comporta concretamente? Quanto dura? Ci sono iniezioni? Come ci si sente durante? Le domande si sovrappongono, e spesso non c'è il tempo di farle tutte.

    Questo articolo è pensato per rispondere a quelle domande con ordine, senza semplificare più del dovuto e senza usare il linguaggio da manuale. La stimolazione ovarica è una delle fasi centrali della maggior parte dei percorsi di PMA, dalla IUI alla FIVET. Capire come funziona non cambia il percorso, ma cambia come lo si affronta.

    Stimolazione ovarica: cosa succede nel tuo corpo.

    In un ciclo mestruale naturale, ogni mese matura un solo follicolo, la struttura che contiene l'ovocita. È una selezione precisa: il corpo sopprime tutti gli altri follicoli in sviluppo per concentrare le risorse su uno solo. Questo meccanismo è ottimale per la riproduzione naturale, dove una singola gravidanza per ciclo è la norma biologica.

    In un percorso di PMA, l'obiettivo è diverso. Lo specialista vuole che in quel ciclo maturino più follicoli contemporaneamente, così da avere a disposizione più ovociti da fecondare. Più ovociti recuperati significano più probabilità di ottenere embrioni di buona qualità da trasferire o da vitrificare per cicli futuri.

    La stimolazione ovarica controllata agisce esattamente su questo meccanismo: attraverso la somministrazione di gonadotropine, il corpo viene guidato a maturare più follicoli nello stesso ciclo. Lo specialista segue il processo con controlli ravvicinati per calibrare i dosaggi e decidere i tempi giusti.

    Il termine "controllata" non è accessorio: la stimolazione richiede un monitoraggio attento perché la risposta ovarica varia da persona a persona, e anche per la stessa persona può cambiare da un ciclo all'altro.

    I farmaci della stimolazione: gonadotropine e protocolli.

    I farmaci usati nella stimolazione ovarica sono prevalentemente gonadotropine, ovvero ormoni che imitano o potenziano il segnale naturale che il cervello invia alle ovaie. I principali sono FSH (ormone follicolo-stimolante) e LH (ormone luteinizzante), che in condizioni normali vengono prodotti dall'ipofisi.

    Le gonadotropine si somministrano per iniezione sottocutanea, nella zona dell'addome. È una tecnica che quasi tutte le persone imparano a fare da sole dopo le prime spiegazioni: l'ago è sottile e il dolore è limitato. Molti centri forniscono tutorial video e assistenza per le prime somministrazioni.

    Accanto alle gonadotropine, il protocollo include solitamente un secondo tipo di farmaco, il cui scopo è impedire l'ovulazione spontanea prima del momento giusto. Esistono due approcci principali:

    • Il protocollo con antagonisti del GnRH è oggi il più diffuso. Gli antagonisti vengono aggiunti dopo qualche giorno di stimolazione, quando i follicoli hanno raggiunto una certa dimensione. Bloccano il picco di LH che causerebbe l'ovulazione spontanea. È un protocollo flessibile, che dura in media 10-12 giorni e causa meno effetti collaterali rispetto al passato.
    • Il protocollo con agonisti del GnRH prevede un'azione diversa: inizialmente l'agonista stimola e poi sopprime l'ipofisi (un fenomeno chiamato down-regulation). Viene usato in situazioni specifiche, ad esempio per alcune persone con endometriosi o in cicli dove è necessaria una pianificazione più rigida.

    La scelta del protocollo dipende dalla situazione clinica: dalla riserva ovarica (valutata attraverso il dosaggio dell'AMH e la conta dei follicoli antrali), dall'età, da eventuali diagnosi pregresse e dalla risposta a eventuali cicli precedenti. Non esiste un protocollo universalmente superiore: esiste il protocollo più adatto a quella persona, in quel momento.

    Quanto dura la stimolazione ovarica.

    La durata della stimolazione ovarica varia in base alla risposta individuale, ma si colloca generalmente tra gli 8 e i 14 giorni. La maggior parte dei cicli si conclude tra il decimo e il dodicesimo giorno.

    Non è possibile stabilire in anticipo la durata esatta perché lo specialista modula i tempi in base a quello che mostrano i monitoraggi: dimensioni dei follicoli, spessore dell'endometrio, livelli ormonali. Se i follicoli crescono rapidamente, il ciclo può concludersi prima. Se la risposta è più lenta, la stimolazione si prolunga qualche giorno.

    Questo significa che durante la fase di stimolazione è opportuno avere una certa flessibilità organizzativa, soprattutto nell'ultima settimana, quando i controlli diventano più frequenti e la finestra del pick-up si avvicina.

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    I monitoraggi: perché sono fondamentali e cosa mostrano.

    I monitoraggi sono la parte più intensiva della stimolazione ovarica. Si tratta di ecografie transvaginali, spesso accompagnate da prelievi ematici per il dosaggio degli ormoni, che permettono allo specialista di seguire in tempo reale come le ovaie stanno rispondendo.

    Attraverso l'ecografia, si misura il numero e la dimensione dei follicoli in crescita. I follicoli sono strutture tonde, visibili come aree scure nell'immagine ecografica: quando raggiungono circa 17-18 millimetri di diametro, sono considerati maturi o prossimi alla maturità. Si valuta anche lo spessore e la struttura dell'endometrio, che è il rivestimento interno dell'utero dove l'embrione dovrà impiantarsi.

    Quanti monitoraggi si fanno

    Il numero varia in base al protocollo e alla risposta individuale. In genere si inizia con un controllo basale prima della stimolazione, poi si eseguono 3-5 ecografie nell'arco del ciclo. La frequenza aumenta negli ultimi giorni, quando i follicoli sono più prossimi alla maturità.

    I monitoraggi richiedono la presenza fisica: sono ecografie che si eseguono in ambulatorio. Nei percorsi seguiti a distanza, come quelli con il Centro Florence tramite Elty, lo specialista può concordare che alcuni monitoraggi vengano effettuati vicino a dove vivi, per poi ricevere i risultati e calibrare la stimolazione a distanza. Gli spostamenti a Firenze sono concentrati nelle fasi che lo richiedono davvero: il pick-up e il transfer.

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    I prelievi ematici durante la stimolazione misurano principalmente i livelli di estradiolo, un ormone prodotto dai follicoli in crescita. L'estradiolo sale progressivamente man mano che i follicoli si sviluppano: il suo livello aiuta a confermare che la risposta ovarica è adeguata e a escludere situazioni di iperstimolazione. Si può dosare anche l'LH, per verificare che non sia partito un picco spontaneo prima del previsto.

    Il trigger shot e il recupero degli ovociti.

    Quando i follicoli raggiungono le dimensioni giuste, lo specialista prescrive la cosiddetta iniezione di trigger, chiamata in gergo "trigger shot". Si tratta di un'iniezione di hCG (gonadotropina corionica umana) o, in alcuni protocolli, di un agonista del GnRH, il cui compito è indurre la maturazione finale degli ovociti.

    Il timing è preciso: il pick-up ovocitario, ovvero il recupero degli ovociti, viene programmato circa 34-36 ore dopo il trigger. È una finestra stretta, che lo specialista calcola con attenzione per arrivare al momento giusto, quello in cui gli ovociti sono maturi ma non ancora ovulati.

    Il pick-up è una procedura che si svolge in sala operatoria, in anestesia locale o generale a seconda del centro e della situazione clinica. Dura in genere 15-30 minuti: attraverso un ago guidato ecograficamente, i follicoli vengono aspirati uno per uno e il liquido follicolare viene immediatamente consegnato agli embriologi in laboratorio, che identificano gli ovociti.

    Nella maggior parte dei casi è possibile tornare a casa poche ore dopo. Nei giorni successivi è normale avvertire un po' di gonfiore addominale e qualche fastidio pelvico: le ovaie, che si sono ingrandite durante la stimolazione, hanno bisogno di qualche giorno per tornare alle dimensioni normali.

    Cosa aspettarsi: effetti collaterali e sensazioni comuni.

    La stimolazione ovarica può provocare alcuni effetti collaterali, la maggior parte dei quali è lieve e temporanea. I più comuni sono gonfiore e senso di pesantezza nella zona dell'addome e dei fianchi, una sensazione simile a quella del ciclo imminente. Alcune persone riferiscono anche sbalzi d'umore, sensibilità al seno e stanchezza.

    Un aspetto che molti non si aspettano è la componente emotiva di questa fase. Le iniezioni quotidiane, i controlli frequenti, l'attesa dei risultati: è un periodo intenso, anche quando va tutto bene. Riconoscerlo non significa che qualcosa non va.

    La complicazione più seria da monitorare è la sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS), che si verifica quando le ovaie rispondono in modo eccessivo alla stimolazione. Nella sua forma lieve è relativamente comune e si risolve da sola; nelle forme moderate e gravi, che sono rare, può richiedere monitoraggio medico più intensivo. Per questo i controlli frequenti durante la stimolazione non sono accessori: servono proprio a intercettare una risposta eccessiva prima che si trasformi in un problema.

    Le persone con ovaio policistico (PCOS) e quelle con riserva ovarica alta sono tendenzialmente più a rischio di iperstimolazione. Lo specialista lo sa, e in questi casi calibra i dosaggi con maggiore cautela.

    Stimolazione ovarica da remoto: come funziona il percorso con Centro Florence.

    Una delle preoccupazioni più frequenti di chi vive lontano da Firenze è questa: riuscirò a gestire un percorso di PMA senza spostarmi continuamente? La risposta è che molto più di quanto si pensi può avvenire a distanza.

    Con Centro Florence, la consulenza iniziale avviene in videocolloquio gratuito: senza spostamenti, senza aspettare mesi per un primo appuntamento. Lo specialista ti ascolta, valuta la tua situazione, risponde alle domande e costruisce insieme a te il piano clinico. I follow-up, le spiegazioni sui farmaci, la gestione degli aggiustamenti di dosaggio durante la stimolazione: tutto questo può avvenire a distanza.

    Gli spostamenti fisici a Firenze sono concentrati nelle fasi che lo richiedono davvero: il pick-up e il transfer. Per i monitoraggi ecografici, in molti casi è possibile effettuarli in un centro vicino a te e condividere i referti con lo specialista del Centro Florence, che li legge e ti aggiorna in tempo reale. Quando dovrai venire di persona, lo saprai in anticipo. Prenota un videocolloquio gratuito con uno specialista del Centro Florence.

    Domande frequenti.

    Le iniezioni sottocutanee causano un fastidio minimo: l'ago è sottile e la zona dell'addome è poco sensibile. La maggior parte delle persone riferisce che l'aspetto psicologico delle iniezioni quotidiane pesa più del dolore fisico. Durante la stimolazione è comune avvertire gonfiore e una sensazione di pesantezza addominale, soprattutto negli ultimi giorni, quando i follicoli sono più grandi. Il disagio è in genere gestibile con il riposo e, se necessario, con antidolorifici approvati dallo specialista.

    In un ciclo con antagonisti del GnRH (il protocollo più usato oggi), si esegue un'iniezione al giorno di gonadotropine per tutta la durata della stimolazione, più l'aggiunta dell'antagonista a partire da qualche giorno prima della conclusione. Si aggiunge poi il trigger shot, l'iniezione finale che induce la maturazione degli ovociti. In totale, in un ciclo di 10-12 giorni, si fanno circa 12-16 iniezioni. Lo specialista o il personale infermieristico mostrano come farlo in modo corretto.

    Nella grande maggioranza dei casi sì. La stimolazione ovarica non richiede il riposo a letto né la sospensione dell'attività lavorativa ordinaria. I monitoraggi, che si svolgono solitamente la mattina presto, sono l'impegno logistico principale. Negli ultimi giorni prima del pick-up è utile avere qualche margine di flessibilità. Dopo il pick-up stesso è consigliato prendersi almeno un giorno di riposo.

    No. È uno dei timori più comuni, e vale la pena chiarirlo: la stimolazione ovarica non "consuma" la riserva ovarica. I follicoli che vengono stimolati a maturare sarebbero comunque andati incontro ad atresia (cioè eliminati naturalmente) in quel ciclo. La stimolazione li recupera prima che vengano persi. La quantità di follicoli rimanenti nelle ovaie non diminuisce in modo significativo rispetto a chi non ha fatto PMA.

    Il trigger shot è un'iniezione di hCG (gonadotropina corionica umana) o di un agonista del GnRH, che induce la maturazione finale degli ovociti. Si somministra in un orario preciso indicato dallo specialista, perché il pick-up viene programmato esattamente 34-36 ore dopo. È fondamentale rispettare quell'orario: è l'unico passaggio dove un ritardo di poche ore può cambiare l'esito del recupero.

    Il numero varia in base alla riserva ovarica, all'età e alla risposta alla stimolazione. In media, con una stimolazione standard, si recuperano tra 8 e 15 ovociti. Nelle persone con riserva ovarica ridotta il numero può essere inferiore. In chi ha ovaio policistico o riserva alta si possono recuperare anche 20 o più ovociti, il che richiede maggiore attenzione al rischio di iperstimolazione. Più ovociti non significa necessariamente più embrioni di qualità: il percorso in laboratorio riduce progressivamente il numero.

    Se i follicoli crescono poco o lentamente, lo specialista può aumentare il dosaggio delle gonadotropine o prolungare la stimolazione di qualche giorno. In alcuni casi, nonostante gli aggiustamenti, si recuperano pochi ovociti. Questo non chiude il percorso: si valuta insieme al medico se tentare un ulteriore ciclo con un protocollo modificato, se procedere con gli ovociti disponibili, o se esplorare altre strade. Ogni risposta insufficiente fornisce informazioni utili per il ciclo successivo.

    È consigliabile evitare l'attività fisica intensa, soprattutto negli ultimi giorni di stimolazione, quando le ovaie si sono ingrandite. Il rischio principale è la torsione ovarica, una complicazione rara ma seria che si può verificare quando le ovaie sono più pesanti del normale e vengono sottoposte a movimenti bruschi. Passeggiate e attività leggere sono generalmente accettate. Lo specialista fornirà indicazioni specifiche in base alla tua situazione.

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    Fonti.

    I contenuti di questo articolo si basano su linee guida internazionali, documentazione scientifica e fonti istituzionali aggiornate.

    1. ESHRE - Ovarian Stimulation for IVF/ICSI: Guidelines, 2019
    2. ASRM - Controlled ovarian stimulation for ART, Committee Opinion, 2020
    3. Istituto Superiore di Sanità - Registro Nazionale PMA, Relazione annuale 2022
    4. NICE - Fertility problems: assessment and treatment, CG156
    5. Bosch E et al. - ESHRE guideline: ovarian stimulation for IVF/ICSI. Human Reproduction Open, 2020
    6. Ferraretti AP et al. - ESHRE consensus on the definition of poor response to ovarian stimulation. Human Reproduction, 2011
    7. SIERR - Società Italiana di Embriologia, Riproduzione e Ricerca

    Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono una valutazione medica personalizzata.