Ci sono domande che sembrano banali ma che si portano dentro con una certa ansia. "Posso continuare ad allenarmi?" è una di quelle. Magari hai sempre fatto sport, magari è il tuo modo di scaricare la tensione, e ora ti trovi davanti a un percorso di PMA senza sapere esattamente dove mettere i piedi. Nessuno te lo ha spiegato in modo chiaro. Hai letto cose contraddittorie online. E intanto il prossimo ciclo si avvicina.
La relazione tra attività fisica e PMA è più sfumata di quanto sembri. Non esiste una risposta unica, valida per tutte le fasi del percorso e per tutte le persone. Ciò che aiuta nella fase di preparazione può diventare controindicato durante la stimolazione ovarica. Quello che è sicuro dopo il transfer è diverso da quello che puoi fare una settimana prima del prelievo degli ovociti. Questo articolo ti aiuta a orientarti, fase per fase.
Quello che troverai qui non sono consigli generici sul "fare movimento". Sono informazioni clinicamente fondate, pensate per chi affronta davvero un percorso di fertilità e vuole capire cosa può fare, cosa evitare e perché.
Attività fisica e PMA: cosa significa e perché conta.
Quando parliamo di attività fisica e PMA, stiamo mettendo in relazione due variabili che interagiscono a livello ormonale, metabolico e fisiologico. La procreazione medicalmente assistita, in tutte le sue forme, dal monitoraggio dell'ovulazione alla FIVET (fecondazione in vitro con trasferimento embrionale), richiede che il corpo sia in uno stato di equilibrio ormonale preciso. L'attività fisica, a seconda dell'intensità e del momento del ciclo, può favorire o disturbare questo equilibrio.
Il punto di partenza è semplice: il corpo non distingue tra stress da lavoro, stress emotivo e stress da allenamento intenso. Tutti e tre attivano l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con un aumento del cortisolo e, in alcuni casi, una soppressione degli ormoni riproduttivi come LH e FSH. Questo meccanismo è alla base del fenomeno chiamato amenorrea ipotalamica funzionale, cioè la perdita del ciclo mestruale in risposta a un deficit energetico cronico o a un esercizio eccessivo. Secondo l'ASRM (American Society for Reproductive Medicine), questa condizione è una causa riconosciuta e reversibile di infertilità femminile.
Dall'altro lato, la sedentarietà e il sovrappeso sono fattori che influenzano negativamente la risposta alla stimolazione ovarica e i tassi di gravidanza. I dati ESHRE indicano che un BMI fuori dal range 18,5-24,9 è associato a una risposta ovarica meno prevedibile, a un rischio maggiore di sindrome da iperstimolazione e a tassi di impianto ridotti. Trovare l'equilibrio non è un consiglio generico: è parte integrante del percorso clinico.
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Cause e fattori di rischio legati all'esercizio durante la PMA.
Capire i rischi non significa smettere di muoversi. Significa sapere cosa monitorare e quando rallentare.
Il rischio più rilevante durante la stimolazione ovarica è la torsione ovarica. Le ovaie aumentano di volume in modo significativo, arrivando a dimensioni anche quattro o cinque volte superiori al normale. Movimenti bruschi, salti, cambi di direzione rapidi o attività ad alto impatto aumentano il rischio che un'ovaio ruoti sul proprio asse, interrompendo l'afflusso di sangue. È una complicanza rara, ma seria, che richiede intervento chirurgico urgente. Per questo motivo corsa intensa, crossfit, tennis o sport con contatto fisico sono generalmente sconsigliati dai primi giorni di stimolazione.
Un secondo fattore di rischio riguarda la risposta ormonale. Chi si allena ad alta intensità in modo continuativo può avere livelli di estradiolo e progesterone alterati, con una finestra di impianto meno favorevole. Uno studio pubblicato su *Human Reproduction* ha osservato che le donne con esercizio vigoroso superiore a quattro ore settimanali mostravano tassi di impianto inferiori rispetto a chi praticava attività moderata.
Sul versante del fattore maschile, l'eccesso di esercizio, in particolare il ciclismo prolungato o l'uso di steroidi anabolizzanti, può ridurre la qualità del liquido seminale. Il calore generato dalla sella per ore e la compressione perineale sono stati associati a una riduzione della motilità degli spermatozoi.
Sintomi principali da riconoscere durante il percorso.
Ci sono segnali che il corpo manda e che durante un percorso di PMA non vanno ignorati, soprattutto se compaiono in relazione all'attività fisica.
Il sintomo più importante è il dolore pelvico acuto o improvviso durante o dopo l'esercizio nella fase di stimolazione: può indicare una torsione ovarica o una rottura di cisti follicolare. In entrambi i casi è necessario interrompere l'attività e contattare il centro che segue il percorso.
Un dolore addominale persistente con nausea, gonfiore severo e difficoltà respiratorie può essere segnale di sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS). Secondo i dati del Registro Nazionale PMA dell'ISS, le forme gravi di OHSS riguardano l'1-2% dei cicli di stimolazione. L'attività fisica intensa in questa fase può aggravare il quadro.
Altri segnali a cui prestare attenzione sono fatica eccessiva sproporzionata all'allenamento, variazioni improvvise del ciclo nelle fasi preparatorie, aumento dello stress percepito. Lo stress cronico è associato a citochine infiammatorie che possono influenzare la recettività endometriale.
Diagnosi e indicazioni: come lo specialista valuta il tuo profilo.
Prima di iniziare un percorso di PMA, lo specialista raccoglie una storia clinica che include le abitudini di esercizio. Gli elementi considerati includono BMI attuale, regolarità del ciclo, livelli basali di FSH, LH, estradiolo e AMH, e l'eventuale diagnosi di PCOS o endometriosi.
Nella fase preparatoria, un'attività moderata e regolare (camminare 30 minuti al giorno, nuotare, bici a bassa intensità) è generalmente incoraggiata. Aiuta a mantenere un peso stabile, riduce il cortisolo e migliora la sensibilità insulinica, aspetto rilevante in presenza di PCOS.
Durante la stimolazione ovarica, le indicazioni diventano più conservative: solo attività leggere come passeggiate tranquille, evitando esercizio ad alto impatto o movimenti bruschi dell'addome. Dopo il prelievo ovocitario (pick-up), il corpo ha bisogno di 48-72 ore di recupero.
Dopo il transfer embrionale, il consenso clinico prevalente suggerisce di evitare attività intense per 5-7 giorni. Una revisione Cochrane del 2017 ha confermato che il riposo a letto prolungato non offre vantaggi rispetto alla normale attività leggera.
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Quando consultare uno specialista in fertilità.
Non aspettare che un sintomo diventi urgente per chiedere un parere. Se pratichi sport ad alta intensità in modo regolare e stai per iniziare un percorso di PMA, discutine al primo appuntamento. Non per smettere, ma per costruire un piano che rispetti sia le tue abitudini sia le esigenze cliniche.
Se durante la stimolazione avverti dolore pelvico acuto, specialmente con nausea o difficoltà respiratorie, contatta immediatamente il centro. Lo stesso se noti gonfiore addominale improvviso e importante nei giorni successivi.
Se il tuo ciclo è irregolare o assente e pratichi sport intenso, non escludere l'amenorrea ipotalamica funzionale: una valutazione ormonale mirata può chiarire il quadro.
Nel percorso di fertilità non devi orientarti da sola.
Ogni domanda che ti porti dentro, compresa quella sull'attività fisica, merita una risposta che tenga conto di te: della tua storia, del tuo profilo ormonale, della fase specifica del percorso in cui ti trovi.
Al Centro Florence di Elty, la valutazione iniziale include una discussione sullo stile di vita, perché il percorso di fertilità si svolge nella tua vita reale, con il tuo lavoro, le tue abitudini, il tuo sport. Costruiamo con te un piano che funzioni nel mondo in cui vivi davvero.
