Stili di vita e fertilità

    Oncofertilità: preservare la fertilità prima delle terapie oncologiche.

    Quali tecniche esistono per donne e uomini, in quanto tempo si può agire e come si costruisce un percorso multidisciplinare.

    Tempo di lettura 11 minutiPubblicato il 25 giugno 2026

    Specialista della fertilità che illustra le opzioni di preservazione degli ovociti a una paziente prima dell'inizio delle terapie oncologiche

    Ci sono notizie che cambiano tutto in un attimo. Una diagnosi oncologica è una di quelle. Nelle ore che seguono, la mente corre verso le cure, verso gli esami, verso quello che succederà. E quasi sempre, in quel momento, nessuno parla di fertilità.

    Eppure la domanda esiste. A volte si formula subito, a volte arriva dopo settimane, quando la mente ha trovato un po' di spazio: *"E dopo? Potrò ancora avere figli?"*. È una domanda legittima, importante, e merita una risposta onesta.

    L'oncofertilità nasce esattamente da questa necessità: proteggere la capacità riproduttiva di chi deve affrontare terapie oncologiche, agendo prima che le cure abbiano effetto sulle cellule riproduttive. Non è una promessa, ma una possibilità concreta, che richiede però di essere colta nel momento giusto.

    Che cos'è l'oncofertilità e perché è importante.

    L'oncofertilità è la disciplina medica che integra oncologia e medicina della riproduzione con l'obiettivo di preservare la fertilità nelle persone che affrontano un percorso oncologico. Il termine è entrato nel vocabolario medico internazionale nei primi anni Duemila, quando la comunità scientifica ha iniziato a prendere sistematicamente in carico questo aspetto della cura.

    Il motivo per cui questa disciplina esiste è clinicamente preciso: molte terapie oncologiche, tra cui la chemioterapia, la radioterapia e alcuni interventi chirurgici, possono ridurre in modo significativo o azzerare la capacità riproduttiva. I farmaci chemioterapici della classe degli agenti alchilanti sono tra i più gonadotossici. La radioterapia nella zona pelvica o addominale ha effetti simili sulla funzione ovarica e sulla produzione di spermatozoi.

    Secondo i dati dell'ESHRE, la sopravvivenza ai tumori è aumentata sensibilmente negli ultimi decenni: oggi circa il 70-80% degli adulti giovani diagnosticati con un tumore supera i cinque anni dalla diagnosi. Sempre più persone si trovano, dopo le cure, a desiderare una gravidanza. L'oncofertilità risponde a questo bisogno, e il momento in cui agire è uno solo: prima che le terapie inizino.

    A chi si rivolge il percorso di oncofertilità.

    Si rivolge a tutte le persone in età riproduttiva che hanno ricevuto una diagnosi oncologica e che potrebbero desiderare una gravidanza in futuro. Non è necessario avere già un progetto di genitorialità definito: è sufficiente voler mantenere aperta questa possibilità.

    Nella donna, i tumori per cui la valutazione è più frequente includono tumore al seno, linfomi di Hodgkin e non-Hodgkin, leucemie, tumori ginecologici e melanoma. Nell'uomo, linfomi, leucemie, tumori al testicolo e tumori cerebrali.

    Le linee guida dell'ASCO raccomandano che tutti i pazienti oncologici in età riproduttiva ricevano informazioni sulla preservazione della fertilità prima di iniziare le terapie.

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    Tecniche di preservazione nella donna.

    Crioconservazione degli ovociti

    La crioconservazione degli ovociti è la tecnica più consolidata per la donna. Prevede una stimolazione ovarica con farmaci ormonali per indurre la maturazione di più ovociti contemporaneamente, seguita da un prelievo (pick-up ovocitario) in anestesia leggera. Gli ovociti maturi vengono poi congelati con la tecnica della vitrificazione, che consente di preservarli a lungo termine senza danneggiarli.

    L'intera procedura richiede in media 10-14 giorni. Esistono protocolli di stimolazione rapida, avviabili in qualunque fase del ciclo, che permettono di procedere anche in tempi molto stretti.

    Crioconservazione del tessuto ovarico

    Tecnica più recente, indicata soprattutto quando non c'è tempo per la stimolazione o per bambine e adolescenti pre-puberali. Consiste nel prelevare chirurgicamente una porzione del tessuto ovarico, congelare le striscioline di corteccia ricche di follicoli primordiali e, una volta concluse le terapie, reimpiantarle.

    Richiede una valutazione attenta in relazione al tipo di tumore, perché in alcuni casi esiste un rischio, anche se basso, di reintrodurre cellule tumorali.

    Soppressione ovarica con analoghi del GnRH

    Durante la chemioterapia, alcuni specialisti propongono la soppressione ovarica farmacologica. Le evidenze sono ancora oggetto di dibattito: le linee guida ESHRE la considerano un'opzione da discutere, non una strategia di preservazione standard.

    Tecniche di preservazione nell'uomo.

    Per l'uomo, la tecnica di riferimento è la crioconservazione del liquido seminale. È una procedura non invasiva: il campione viene raccolto, analizzato e congelato. Può essere eseguita rapidamente, anche il giorno stesso della consulenza, senza preparazione farmacologica.

    Quando la produzione è già compromessa, o in caso di azoospermia, è possibile ricorrere a tecniche di prelievo chirurgico (TESA, TESE). Le linee guida EAU raccomandano la crioconservazione del liquido seminale come procedura standard per tutti i maschi in età riproduttiva che iniziano una terapia potenzialmente gonadotossica.

    Il percorso: dalla consulenza al follow-up.

    Il percorso inizia, idealmente, nelle ore o nei giorni successivi alla diagnosi, prima di qualunque altra terapia. La prima tappa è la consulenza multidisciplinare, in cui lo specialista in medicina della riproduzione e l'oncologo valutano insieme la situazione.

    Dopo la consulenza si sceglie la tecnica più adatta e si procede con la preservazione. I campioni congelati vengono conservati in azoto liquido a circa −196°C, dove possono rimanere per anni senza deteriorarsi.

    Il follow-up è essenziale: la funzione ovarica o la produzione seminale vanno monitorate nel tempo, perché in alcuni casi possono recuperare spontaneamente dopo le terapie.

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    Gravidanza dopo il cancro: cosa c'è da sapere.

    La domanda più difficile è spesso "quando potrò davvero provare ad avere un figlio". In linea generale, la maggior parte degli specialisti suggerisce di attendere almeno due anni dalla fine delle terapie. Per i tumori ormono-sensibili l'intervallo consigliato può essere più lungo.

    I dati disponibili non mostrano un aumento del rischio di ricaduta nelle donne che rimangono incinte dopo un tumore al seno. Una revisione pubblicata su *JAMA Oncology* ha confermato che la gravidanza dopo tumore al seno non peggiora la prognosi oncologica.

    Centri di oncofertilità in Italia.

    La rete italiana è in crescita ma non uniformemente distribuita. Tra i centri più attivi: l'Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, il Policlinico Gemelli di Roma. L'associazione [Gemme Dormienti](https://www.gemmedormienti.it) mappa i centri italiani che offrono la preservazione della fertilità per pazienti oncologici.

    Centro Florence, parte di Elty, è uno spazio in cui la valutazione della fertilità viene affrontata con attenzione alla storia di ciascuna persona. Se cerchi un riferimento per una consulenza in ambito di oncofertilità o medicina della riproduzione, puoi contattarci per un primo incontro.

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    Domande frequenti.

    L'oncofertilità è la branca della medicina che si occupa di preservare la capacità riproduttiva delle persone che devono affrontare terapie oncologiche potenzialmente dannose per la fertilità. L'obiettivo è intervenire prima delle cure, quando la possibilità di congelare cellule o tessuti riproduttivi è ancora concreta.

    Per la donna: crioconservazione degli ovociti, degli embrioni o del tessuto ovarico. Per l'uomo: la crioconservazione del liquido seminale è la tecnica più consolidata. La scelta varia in base all'età, alla diagnosi e al tempo disponibile prima delle terapie.

    Varia in base al tipo di tumore, alla terapia ricevuta e alla risposta clinica. In genere gli specialisti suggeriscono di attendere almeno 2 anni dalla fine delle cure, ma ogni situazione richiede una valutazione individuale condivisa tra oncologo e specialista in medicina della riproduzione.

    Molte persone che hanno superato un tumore riescono a diventare genitori, sia attraverso una gravidanza spontanea sia grazie alla PMA. Se la preservazione è avvenuta prima delle terapie, le possibilità aumentano in modo significativo.

    È considerata una tecnica consolidata dalle principali linee guida internazionali, tra cui ESHRE e ASRM. Il tasso di successo varia in base all'età e al numero di ovociti congelati, ma il prelievo tempestivo, prima dell'inizio delle terapie, è il fattore più determinante.

    La stimolazione ovarica e il prelievo richiedono in media 10-14 giorni. Esistono protocolli di stimolazione rapida che permettono di procedere anche in tempi più stretti o in qualunque fase del ciclo. È essenziale avviare la consulenza il prima possibile dopo la diagnosi.

    La situazione varia in base alla regione. Alcune regioni garantiscono la crioconservazione dei gameti gratuitamente per i pazienti oncologici, altre prevedono un contributo parziale. È opportuno informarsi presso il proprio centro oncologico di riferimento.

    Il reimpianto del tessuto ovarico richiede una valutazione attenta in relazione al tipo di tumore, perché in alcune neoplasie esiste un rischio teorico di reintrodurre cellule tumorali. La decisione viene presa caso per caso dall'équipe oncologica e dal team di medicina della riproduzione.

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    Fonti.

    I contenuti di questo articolo si basano su linee guida internazionali, documentazione scientifica e fonti istituzionali aggiornate.

    1. ESHRE — Recommendations for fertility preservation in patients with cancer, 2020
    2. ASCO — Fertility Preservation for Patients with Cancer, Guideline Update 2018
    3. ISS — Registro Nazionale PMA, Rapporto 2022
    4. ASRM — Fertility preservation in patients undergoing gonadotoxic therapy, 2019
    5. EAU — Guidelines on Male Infertility, 2023
    6. Lambertini M. et al. — Pregnancy After Breast Cancer, JAMA Oncology, 2021
    7. Gemme Dormienti — Associazione italiana per l'oncofertilità

    Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono una valutazione medica personalizzata.